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LO SPRECO IN NUMERI

1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecato ogni anni nel mondo, di cui l’80% ancora consumabile.
Di questo miliardo, 222 milioni sono le tonnellate di cibo che vengono sprecate nei Paesi industrializzati: una cifra che, da sola, sarebbe sufficiente a sfamare l’intera popolazione dell’Africa Subsahariana. Ogni anno in Europa si sprecano 88 milioni di tonnellate di cibo, per un totale di ben 173 chilogrammi a persona, in Italia siamo poco sopra la media: 179Kg.

COME SI ORIGINA LO SPRECO

  1. Fase produttiva: In questo stadio iniziale lo spreco è originato dalle scarse competenze nella gestione dei terreni agricoli, della mancanza di infrastrutture elettriche e idriche adeguate, di problemi di stoccaggio e trasporto delle merci. Questo scenario descrive principalmente le cause dello spreco dei Paesi in via di sviluppo.
  2. Fase distributiva: in questa fase la responsabilità è in buona parte attribuibile alle pratiche di marketing che scartano i prodotti che esteticamente potrebbero non incontrare il gradimento del consumatore.
  3. Fase del consumo: qua la responsabilità ricade sui nuclei familiari e, ovviamente, è uno step dello spreco che caratterizza esclusivamente i paesi industrializzati dove le famiglie vantano un reddito maggiore. Spese e metodi di conservazione poco razionali le cause maggiori.

COSA SPRECHIAMO E QUANTO CI COSTA

Tra i prodotti più sprecati a livello domestico in Italia, si trovano:
prodotti ortofrutticoli (17%),
pesce (15%)
,
pasta e pane (28%),
uova (29%), carne (30%),
latticini (32%).

Tradotto in termini di costi abbiamo una perdita di circa 450 euro l’anno a famiglia.

GLI SPRECHI: UN PARADOSSO ODIERNO

Oggigiorno viviamo un paradosso: nonostante ci sia infatti la necessità di incrementare, nei prossimi anni, la produzione di prodotti alimentari (fino a valori del 60-70%) per soddisfare i fabbisogni mondiali in costante aumento, dall’altro lato si registra che ogni anno viene perso o sprecato circa un terzo (1,3 miliardi di tonnellate) di tutto il cibo prodotto al mondo per il consumo umano. Ma il dato che dovrebbe fare maggiormente riflettere è che questi numeri si originano per lo più tra le mura domestiche. Nel dettaglio, le perdite alimentari in Europa avvengono in queste percentuali:
•    5% vendita all’ingrosso e al dettaglio
•    11% produzione primaria
•    12% ristorazione
•    19% trasformazione degli alimenti
•    53% nuclei familiari.

DANNI ALL’AMBIENTE

Sprecare non è più solo una questione di volumi di prodotti gettati lungo la catena del valore ma è uno spreco indiretto sociale, animale e ambientale.
Alcuni esempi?

  • L’acqua necessaria per produrre il cibo che si spreca è pari a 250 miliardi di litri/anno: più o meno il fabbisogno necessario per New York fino al 2137.
  • Il suolo necessario per produrre la quantità di cibo sprecato è di circa 1,4 miliardi di ettari/anno, ossia il 30% della superficie agricola utilizzabile a livello mondiale.
  • La quantità di CO2 rilasciata dalla produzione, trasformazione, conservazione e trasporto del cibo sprecato è pari a 3,3 miliardi tonnellate l’anno, facendo guadagnare allo spreco alimentare la medaglia di bronzo nella classifica degli inquinatori dopo Cina (7,3 miliardi) e USA (6,9 miliardi)
    L'impronta di carbonio dei rifiuti alimentari, infatti, è pari a circa 3,3 giga tonnellate di gas serra, ossia 1/3 delle emissioni annuali derivanti dai carburanti fossili

Tags: spreco alimentare